Lancia Stratos – Fiat 131 Abarth

Quando la Stratos gareggiava e vinceva, io ancora correvo in moto. Ma mi interessavo un po’ a tutte le specialità motoristiche ed ero soprattutto attratto dalla tecnica per cui, vedere la “bete-a-gagner” in azione sulle strade del Rally Campagnolo e del San Martino non mi lasciò indifferente: sì, è la Stratos che mi ha fatto innamorare dei rally e ancora adesso, a trenta e più anni di distanza, è un oggetto affascinante.
E’ l’unica automobile che vorrei avere in salotto.
Come la Porsche, era ed è una di quelle auto senza tempo e difatti è attuale ancor oggi: pochi ritocchi e farebbe girare la testa a tutti in qualsiasi salone dell’auto.
In più, era danntamente competitiva e, immagino che pilotarla doveva essere un piacere immenso per ogni pilota.
Quella che all’inizio era solo una “dream-car” è diventata una formidabile arma nelle corse grazie all’impegno di un manipolo di uomini che avevano il talento, le conoscenze e l’epserienza per trasformare qualsiasi oggetto con un motore e quattro ruote in un mezzo vincente.
L’avevano già ampiamente dimostrato in precedenza con vari modelli e hanno continuato a farlo anche negli anni successivi. Soprattutto con la 131 Abarth.
Derivata da una tranquilla berlina per famiglie, ha rappresentato una svolta molto importante per il rallismo.
Dopo gli anni dell’Alpine e della Stratos, berlinette nate per correre, fra i dirigenti dei grandi costruttori cominciò a farsi larglo l’idea che, per esaltare l’immagine di una marca, sarebbe stato più utile far correre delle vetture simili, molto simili, a quelle di grande serie che tutti potevano avere: vincere è certamente sempre importante, ma farlo senza schierare vere macchine da corsa paga di più in termini di ritorno.
E la 131 ha vinto parecchio: tre mondiali costruttori e un mondiale piloti con Walter Rohrl. Ha fatto la sua parte, insomma.
E l’ha fatta molto bene, lasciando un segno indelebile nella storia dei rally.
Anche se capisco che per i campioni di allora, abituati a maneggiare la Stratos, non dovette esser facile accettare di mettersi ai comandi della 131: chi corre, da sempre e per sempre, vorrebbe sempre avere il massimo e ogni passo indietro è traumatico.
Lo so bene per aver vissuto qualcosa del genere quando dai Gruppo B si dovette passare ai Gruppi A che di cavalli ne avevano si e nò la metà…

Miki
1977 RAC Rally Lancia Stratos HF Sandro Munari rohrl 131

I Finlandesi volanti

Brutti clienti… Sono pochi, abitano in un paese nel quale non si costruiscono automobili e che, pur celebre per i suoi architetti, non ha mai avuto grandi designers nel settore motoristico, ma nelle corse – tutte, non solo nei rally – riescono sempre ad essere grandissimi protagonisti.
Perchè i finlandesi vincano con tanta frequenza su strada e in pista, me lo sono chiesto tante volte e alla fine mi sono convinto che alla base dei loro continui successi ci sono molte componenti, diverse fra loro e tuttavia tutte importanti.
A cominciare dall’ambiente in cui crescono: il clima infatti rende molto difficile e per diversi mesi impossibile, praticare sport all’aperto e questo, in un certo senso, li obbliga a trovare alternative al calcio o al tennis.
E una è proprio guidare sulla neve e sul ghiaccio, acquisendo fin da piccoli una sensibilità particolare a dominare un’automobile anche dove il grip è limitatissimo.
E’ una dote preziosa che nel tempo ha permesso loro di seguire la naturale evoluzione che oramai da diversi anni permette ai migliori di loro di andare dannatamente forte anche sull’asfalto.
Anche perché, quando si ha un gran controllo del mezzo, non è poi tanto difficile imparare a seguire le traettorie ideali in modo di essere veloci anche dove la tenuta di strada è decisamente alta.
Ma credo che anche la loro voglia di vedere posti nuovi e misurarsi con gente diversa abbia una certa importanza.
Come tutti sono legatissimi alla loro terra dove prima o poi tornano definitivamente, ma non è un caso se per lunghi periodi, Hannu Mikkola, Markku Alen e gran parte degli altri flying finn che ho frequentato, facevano base in qualche località mediterranea e non era finta la loro sorpresa ogni volta che scoprivano paesaggi nuovi, fossero quelli della Costa Smeralda o di Madeira…
Correre in luoghi tanto affascinanti per loro era uno stimolo in più, un qualcosa che li portava istintivamente a dare ancora di più.
Anche la loro mentalità influisce, come influisce, penso, il fatto che per mesi e mesi in Finlandia a metà pomeriggio scatti il…coprifuoco.
Per noi, rintanarsi a casa alle cinque è inconcepibile anche nelle giornate più fredde, per loro è invece normale e avere meno occasioni di distrazioni fa sì che si concentrino maggiormente sui loro obiettivi.
Brutti clienti, sì. Ma fondamentali per far crescere la popolarità dei rally e anch’io, come tantissimi altri appassionati, da ragazzino andavo sulle strade del Sanremo per vedere in azione Ari Vatanen e gli altri.
Non importa se poi a vincere le prove era Tony Fassina, lo spettacolo lo facevano loro con la loro guida funambolica!

Miki
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Rally of Otago 2013 – L’arrivo

Terminata questa piacevole avventura con un quinto posto. Siamo sempre stati nelle prime posizioni, cercando di affinare l’affiatamento con la vettura.
Oltre alle spettacolari prove, è stata una manifestazione dove si sente il l’elevato calore del pubblico, presente sulle prove, nei trasferimenti e all’arrivo.
Bello vedere che anche a distanza di anni, sia per me che per Fabrizia, i tifosi si ricordano benissimo di quando venivamo in questi luoghi per le gare del Mondiale Rally. La passione per questo sport è molto alta qui.
Continuo a ringraziare Fabrizia per avermi coinvolto in quest’avventura, la presenza costante dei tifosi, ti serve per continuare ad essere presente in qualsiasi manifestazione riguardante il motorsport.
Tra poco rientreremo in Italia, con il sorriso e ringraziando l’organizzazione, gli altri equipaggi ed il meraviglioso pubblico per questi giorni.

Ciao

Miki

L’ordine d’arrivo:

1 Neal Bates / Coral Taylor, Toyota Celica RA40, 2h36m00.8s
2 Derek Ayson / Andrew Graves, Ford Escort FJ2000, 56,9 s
3 Dean Buist / Andrew Bulman, Ford Escort RS1800, +1 m22.0s
4 Jeff Judd / Malcolm Read, Ford Escort RS1800, +3 m09.5s
5 Miki Biasion / Fabrizia Pons, Porsche 911 RS, +5 m01.8s
6 Jeff David / Concessione Geelan, Porsche 911, 5 m40.6s
7 Stewart Reid / Iain Stewart, Ford Escort RS1800, 7 m53.1s
8 Graham Fergusson / Beda O’Connor, Ford Escort RS1800, 9 m50.9s
9 Roger Townshend / Richard Atkinson, Ford Escort RS1800, +13 m25.4s
10 Kayne Barrie / Jason West, BMW Hartge H5, +13 m25.6s
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Rally of Otago 2013 – Day 1

E’ stata una giornata decisamente impegnativa, con avversari molto competitivi, le prove bellissime e decisamente veloci, siamo in quinta posizione. Abbiamo cercato di prendere un buon ritmo, migliornado la conoscenza della vettura prova dopo prova.
Neal Bates ha dominato la prima giornata, veramente bravo. Un grazie a Fabrizia, che avendo già fatto questa gara negli ultimi anni, è stata fondamentale nei consigli su come affrontarla.
Ci stiamo divertendo molto, è una gara che ci fa tornare indietro con il giusto spirito che si deve avere nelle competizioni.
Domani, ci aspettano otto prove speciali, partiamo cercando di continuare ad essere più veloci e recuperare posizioni.
Ciao a tutti.

Miki

La classifica dopo la prima tappa:
1 Neal Bates / Coral Taylor, Toyota Celica RA40, 1h25m00.9s
2 Dean Buist / Andrew Bulman, Ford Escort RS1800, 38,2 s
3 Derek Ayson / Andrew Graves, Ford Escort FJ2000, +1 m13.9s
4 Jeff Judd / Malcolm Leggi, Ford Escort RS1800, +2 m35.4s
5 Miki Biasion / Fabrizia Pons, Porsche 911 RS, +3 m19.7s
6 Stewart Reid / Iain Stewart, Ford Escort RS1800, +3 m27.5s
7 Jeff David / Grant Geelan, Porsche 911, +3 m59.8s
8 Roger Townshend / Richard Atkinson, Ford Escort RS1800, 4 m51.3s
9 Graham Fergusson / Beda O’Connor, Ford Escort RS1800, 5 m26.3s
10 Cameron Moore / Chris Nicholas, Toyota AE86 Levin, +7 m17.8s

Le prove della seconda giornata:
Stage 9: Ramrock – 28.70kms (7:40am)
Stage 10: Moonlight 1 – 10.75kms (8:25am)
Stage 11: Hartfield – 19.00kms (9:40am)
Stage 12: Longdale – 12.63kms (10.05am)
Stage 13: Moonlight 2 – 10.75kms (10:45am)
Stage 14: Waipori Gorge – 12.66kms (12:50pm)
Stage 15: Kuri Bush – 15.05kms (1:45pm)
Stage 16: Whare Flat – 10.94kms (2:40pm)
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Rally of Otago 2013 – Media Day

Oggi è la stata la giornata dedicata ai Media, abbiamo iniziato a fare un po’ di “traversi”. Che divertimento!
E’ sempre un piacere mettersi tuta, casco e guanti e tornare nell’atmosfera, anche se con molta meno pressione, delle gare. Tutto fila liscio e ringrazio Fabrizia per la possibilità di vivere quest’avventura agli Antipodi.
Il pubblico è molto caloroso e pieno di appassionati che ogni anno aspetta con ansia questo evento.
Da stanotte si comincia a fare sul serio. Ciao a tutti.

Miki
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Argentina 1986

Il Montecarlo con le sue prove storiche e le sue insidie altrettanto storiche o quello che era il 1000 Laghi con i suoi dossi e il suo fondo levigato e compatto? O l’Acropoli di una volta con i suoi sterrati dossestati e i suoi scenari mozzafiato?
Difficile scegliere, se però devo farlo, dico… Argentina.
E per svariati motivi: per la continua alternanza di tratti velocissimi e tratti estremamente guidati, per i guadi, ma anche per il calore del pubblico e per i rocordi che l’appuntamento sudamericano mi ha lasciato.
E’ stato in Argentina che, nell’86, sono riuscito a vincere il mio primo rally mondiale e, alla vigilia, anche se disponevo di una Delta S4, non era per niente scontato.
Per la concorrenza, al solito agguerrita, e soprattutto perchè, a differenza dei miei principali avversari, ero al mio debutto su quelle strade.
Vinsi la prima prova speciale e nessuno più riuscì a togliermi la leadership, anche se ci provarono davvero in tanti.
Strada facendo, uno dopo l’altro quasi tutti gli inseguitori si fecero da parte e dopo la penultima tappa solo Markku Alen era ancora in condizione di scalzarmi.
Ma aveva un minuto di ritardo e questo mi permise di affrontare l’ultima frazione preoccupandomi solo di gestire la situazione.
Su strade complessivamente simili a quelle che si trovavano nelle gare europee e tuttavia caratterizzate da rettifili interminabili nei quali si scaricava tutta la potenza dell’auto – e i cavalli, allora, erano davvero tanti – e da un numero impressionante di guadi a volte profondi anche mezzo metro e lunghi qualche decina di metri.
Una difficoltà in più, visto che per raggiungere la riva opposta si trattava di percorrerli in accelerazione!
A legarmi a quella gara, fu anche la bellezza di un Paese che mi ha conquistato subito anche ma non solo per la bontà della carne.
Oltre che per il calore di una popolazione composta in buona parte da emigrati italiani e in particolare veneti: aspettavano da troppo tempo un pilota italiano in grado di vincere e fin da subito fecero un tifo incredibile per me.
Più forte e coinvolgente di quello che ebbi altrove.
Ed io cercai di ripagare con diverse belle prestazioni, sia quando ci andai con la Lancia, sia quando lo feci con la Ford.
Un rimpianto, però, il Rally d’Argentina me lo ha lasciato.
C’era, a quei tempi, un trofeo in argento destinato a chi avesse vinto più edizioni cosecutive ed io, dopo essermi imposto nell’86 e nell’87, volevo fortemente conquistarlo.
Invece, nell’88, capitò che un problema tecnico mi fece perdere subito diverso tempo e che più tardi, quando mi battevo al massimo per recuperare sul compianto Jorge Recalde, arrivò da Torino l’ordine di conservare le posizioni.
Jorge era velocissimo soprattutto nella sua gara, ma mi sarebbe piaciuto provare fino alla fine ad acchiapparlo per quel trofeo al quale tenevo proprio tanto.

Miki
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