Argentina 1986

Il Montecarlo con le sue prove storiche e le sue insidie altrettanto storiche o quello che era il 1000 Laghi con i suoi dossi e il suo fondo levigato e compatto? O l’Acropoli di una volta con i suoi sterrati dossestati e i suoi scenari mozzafiato?
Difficile scegliere, se però devo farlo, dico… Argentina.
E per svariati motivi: per la continua alternanza di tratti velocissimi e tratti estremamente guidati, per i guadi, ma anche per il calore del pubblico e per i rocordi che l’appuntamento sudamericano mi ha lasciato.
E’ stato in Argentina che, nell’86, sono riuscito a vincere il mio primo rally mondiale e, alla vigilia, anche se disponevo di una Delta S4, non era per niente scontato.
Per la concorrenza, al solito agguerrita, e soprattutto perchè, a differenza dei miei principali avversari, ero al mio debutto su quelle strade.
Vinsi la prima prova speciale e nessuno più riuscì a togliermi la leadership, anche se ci provarono davvero in tanti.
Strada facendo, uno dopo l’altro quasi tutti gli inseguitori si fecero da parte e dopo la penultima tappa solo Markku Alen era ancora in condizione di scalzarmi.
Ma aveva un minuto di ritardo e questo mi permise di affrontare l’ultima frazione preoccupandomi solo di gestire la situazione.
Su strade complessivamente simili a quelle che si trovavano nelle gare europee e tuttavia caratterizzate da rettifili interminabili nei quali si scaricava tutta la potenza dell’auto – e i cavalli, allora, erano davvero tanti – e da un numero impressionante di guadi a volte profondi anche mezzo metro e lunghi qualche decina di metri.
Una difficoltà in più, visto che per raggiungere la riva opposta si trattava di percorrerli in accelerazione!
A legarmi a quella gara, fu anche la bellezza di un Paese che mi ha conquistato subito anche ma non solo per la bontà della carne.
Oltre che per il calore di una popolazione composta in buona parte da emigrati italiani e in particolare veneti: aspettavano da troppo tempo un pilota italiano in grado di vincere e fin da subito fecero un tifo incredibile per me.
Più forte e coinvolgente di quello che ebbi altrove.
Ed io cercai di ripagare con diverse belle prestazioni, sia quando ci andai con la Lancia, sia quando lo feci con la Ford.
Un rimpianto, però, il Rally d’Argentina me lo ha lasciato.
C’era, a quei tempi, un trofeo in argento destinato a chi avesse vinto più edizioni cosecutive ed io, dopo essermi imposto nell’86 e nell’87, volevo fortemente conquistarlo.
Invece, nell’88, capitò che un problema tecnico mi fece perdere subito diverso tempo e che più tardi, quando mi battevo al massimo per recuperare sul compianto Jorge Recalde, arrivò da Torino l’ordine di conservare le posizioni.
Jorge era velocissimo soprattutto nella sua gara, ma mi sarebbe piaciuto provare fino alla fine ad acchiapparlo per quel trofeo al quale tenevo proprio tanto.

Miki
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