Lancia Delta, la mia fidanzata…

Ci eravamo incontrati nell’85 quando, molto sofisticata, aveva reazioni brutali e abbiamo continuato a frequentarci quando i nuovi regolamenti l’hanno costretta ad addolcirsi. Siamo stati insieme fino al ’91 e sono stati anni intensi e bellissimi…
Non ci separavamo quasi mai: quando, fra un rally e l’altro, i miei compagni di squadra staccavano la spina e si prendevano qualche giorno di vacanza, io attaccavo con i test.
Dieci, dodici ore al giorno ad andare avanti e indietro su una base di qualche chilometro a collaudare questo e quello, a verificare se le modifiche studiate a tavolino dai tecnici dell’Abarth erano efficaci. A inventarci qualcosa per renderla più veloce, più competitiva.
In tutto., più di trecento giorni all’anno per sette stagioni, abbastanza per poter dire che nella mia vita ho passato più tempo a guidare una Delta che a fare altre cose…
Finita la parentesi con la S4 che rappresentava l’esaltazione del rischio e del coraggio, è arrivata la 4WD. All’Elba in un giorno d’autunno dell’86, il nostro primo contatto, i primi approcci.
Niente di veramente esaltante, e non solo perchè si ruppe subito una testina dello sterzo e me la misi in testa. Dai cinquecento cavalli della versione Gruppo B, la potenza era scesa a duecentocinquanta, duecentosessanta e la sensazione era frustrante.
Non bastava più pigiare sull’acceleratore per bruciare i rettilinei in un attimo e anch’io, come tutti, dovetti cambiare il modo di pilotare. Con meno cavalleria sotto il cofano, era fondamentale lasciare scorrere l’auto per non arrancare fra una curva e l’altra.
Non fu facile, ma ci riuscii. E adesso posso dire di essere orgoglioso di aver contribuito, lavorando a stretto contatto con gli ingegneri Lombardi, Limone e Ferrero, a rilanciare un modello che di fatto era ormai fuori mercato.
Anni esaltanti, quelli. Si correva e si vinceva e intanto si continuava a studiare e collaudare soluzioni che ci permettessero di restare al vertice sfidando squadre che avevano budget sempre più importanti.
Passo dopo passo, le prestazioni crescevano e cresceva il piacere di guidare: la Delta era sempre più competitiva e spettacolare su tutti i fondi.
Con l’ultima versione dell’Integrale 16 valvole senza la flangia a limitare l’immissione dell’aria, quella in livrea rossa che usai al Sanremo dell’89, si avevano a disposizione trecenottanta, trecentonovanta cavalli e si andava di traverso anche sull’asfalto.
Limando qua e là, plasmandola, tutti inisieme l’avevamo trasformata in una vera auto da corsa, l’unica macchina italiana capace di vincere per ben tre volte consecutive il Rally Safari in Kenia.

Miki
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