Le grandi rivalità…

Nel mondo delle corse c’è una regola non scritta dalla quale non si può prescindere: l’avversario numero uno, quello che bisogna sempre e comunque cercare di battere, è il proprio compagno di squadra.
Ad imporla è il legittimo orgoglio di ogni pilota e, più ancora, la logica: insomma, è normaleche il primo obiettivo, in gara, è fare meglio di chi indossa la stessa divisa e dispone dello stesso materiale.
Le grandi rivalità sono la componente essenziale dello sport: Coppi e Bartali, Varzi e Nuvolari, Tomba e Girardelli, Munari e Waldegard….Sono il pane quotidiano per i giornalisti, sempre pronti ad usare una frase non necessariamente cattiva detta da uno per scatenare la reazione dell’altro e spesso, quasi sempre, anche una battuta scherzosa viene buona per dar fuoco alle polveri.
“Guarda un po’ se alla mia età doveva capitarmi fra i piedi un bambino capace di andare tanto forte….”, diceva Tony Fassina alla fine della prima tappa della Targa Florio, la mia prima gara con l’Ascona 400. Lui, pilota già affermato, fu il mio primo rivale.
Poi nel tempo altri hanno preso il suo posto. Da Franco Cunico, mio avversario nel Campionato Italiano dell’83, a Markku Alen che era il mio punto di riferimento quando approdai nel mondiale con la Lancia, a Juha Kankkunen che, al Montecarlo dell’87, diede l’opportunità alla stampa straniera che ignorava, o voleva ignorare, com’erano andate veramente le cose di montare un caso.
L’ultimo è stato François Delecour. E non tanto per le sue doti velocistiche quanto per un insieme di cose, per il fatto che lui fosse già in squadra quando io venni ingaggiato dalla Ford e anche perchè Catherine Francois, la sua copilota, era la compagna di Phil Dunabin che era il responsabile tecnico. Ma soprattutto perchè lui ci teneva parecchio ad essere il mio rivale.
Il francese era fatto in un certo modoe certe sue sparate, più che innervosirmi, mi divertivano. Lui mi chiamava “spaghetti” ed io lo lasciavo dire, lui mi combnava qualche scherzo nel corso delle ricognizioni e io….reagivo.
Come una volta che dopo aver perso mezza giornata per trovare un pezzo che aveva nascosto, riempii di gorgonzola il filtro antiparticolato della sua auto stradale sapendo che, allergico al formaggio, non avrebbe gradito!
Si scherzava, allora, ma tutto finiva con una bella risata.
Solo una cosa mi rifiutavo di fare: salire sul furgone della squadra se al volante c’era lui: nel traffico guidava come un pazzo, apparentemente senza curarsi degli altri, e la faccenda proprio non la sopportavo.
Eh gia, anche in quello eravamo molto diversi…

Miki
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