Articoli

Photo gallery – Rally Città di Modena 1979

Biasion_Modena_1979 ok

Impossibile dimenticare la gara del debutto…

Abarth 695 biposto “R” apripista d’eccezione nel mondiale in Sardegna

695BipostoSardegna21

Comunicato Stampa Abarth

• La nuova vettura prototipo è stata allestita direttamente dalla Squadra Corse nelle Officine Abarth Mirafiori sulla base della versione di serie
• Il prototipo è basato sulla 695 biposto stradale, un’auto nata dalle competizioni e che offre prestazioni esaltanti grazie al motore da 190CV e al rapporto peso potenza di soli 5,2 kg/CV
• Per rendere la 695 biposto “R” ancora più performante e adatta a un percorso rally, i tecnici dello Scorpione hanno montato un cambio sequenziale a innesti frontali, sviluppato un inedito assetto da sterrato e allestito la vettura con le dotazioni di sicurezza richieste dalla FIA
• L’Abarth 695 biposto “R” in azione giovedì 11 alle ore 19,30 e domenica 14 alle 12,08
• Al volante Miki Biasion che farà da apripista nella prima e nell’ultima prova speciale del rally valido per il Campionato Mondiale

Un nuovo prototipo Abarth fa il suo esordio giovedì 11 giugno a Cagliari, come apripista in occasione della prova speciale d’apertura del Rally Italia-Sardegna, sesta prova del Campionato Mondiale Rally. Si tratta dell’Abarth 695 biposto “R”, un prototipo allestito appositamente dalla Squadra Corse nelle Officine Abarth Mirafiori, sulla base della versione stradale di questo modello ad alte prestazioni.
L’Abarth 695 biposto, in vendita presso tutte le concessionarie, nasce dall’esperienza nelle competizioni in pista con l’intenzione precisa di offrire a una clientela esigente le stesse sensazioni di una guida agonistica su un’auto di serie, che si può utilizzare quotidianamente.
Con il potente motore 1.4 T-Jet da 190 CV, Abarth 695 biposto ha prestazioni entusiasmanti, come l’accelerazione da 0 a 100 km orari in 5,9 secondi, grazie anche a una serie di contenuti tecnici di grande qualità e significato, come gli ammortizzatori idraulici regolabili, la carreggiata allargata e i cerchi da 18”, l’impianto frenante Brembo con pinza anteriore fissa in alluminio, lo scarico con valvola attiva Abarth by Akrapovic
I clienti di 695 biposto possono rendere ancora più performante ed esclusiva la loro vettura grazie ai “performance pack” che rendono disponibili dei contenuti tecnici mai utilizzati prima su un’auto di serie come il cambio a innesti frontali, che garantisce cambiate rapide e precise, e i vetri laterali in policarbonato, per la massima leggerezza e per un autentico “racing-look”
E proprio partendo da questo concetto è nato il progetto Abarth 695 biposto “R”, allestito dalla Squadra Corse nelle Officine Abarth Mirafiori, la stessa officina dove vengono realizzate le 695 biposto stradali e dove alta tecnologia e artigianalità trovano una sintesi perfetta per offrire un prodotto esclusivo e curato in ogni minimo dettaglio.
I tecnici della Squadra Corse Abarth hanno realizzato e messo a punto questa versione speciale di Abarth 695 biposto adattandola alle severe condizioni di un rally su terra, adottando un setup sospensioni dedicato, pneumatici e cerchi specifici, freno a mano idraulico, il cambio a innesti frontali a comando sequenziale. La vettura presenta, ovviamente, i contenuti di sicurezza conformi al regolamento sportivo.
I 190CV del motore 1.4 T-Jet e la grande leggerezza del corpo vettura garantiranno performance straordinarie alla 695 biposto “R”, per regalare agli appassionati le evoluzioni spettacolari tipiche di un rally su fondo sterrato, quale è il Rally d’Italia-Sardegna.
Durante questo evento l’Abarth 695 biposto “R” farà da apripista nella prova speciale di apertura, la “rallyshow” di Cagliari, in programma giovedì 11 giugno alle ore 19,30, e nella “powerstage” finale, l’ultima prova speciale che determinerà la classifica definitiva del rally, domenica 14 alle ore 12,08.
Al volante un collaudatore di eccezione: Miki Biasion. Il due volte campione del mondo rally si troverà certamente a suo agio alla guida di questa versione speciale di 695 biposto che incarna tutte le caratteristiche attese da un pilota professionista: un motore potente, con grande allungo ma al tempo stesso con una coppia generosa anche ai bassi regimi. Un cambio a innesti frontali preciso e veloce, accoppiato a un differenziale autobloccante meccanico per garantire sempre la massima motricità. Un corpo vettura agile, leggero e compatto per disegnare traiettorie velocissime ed efficaci.
Ad Alghero, gli appassionati dello Scorpione potranno anche provare la 695 biposto stradale e scambiare qualche impressione di guida con Miki Biasion e con i tecnici della Squadra Corse Abarth.
La rete Abarth è a disposizione di tutti i clienti desiderosi di ricevere maggiori informazioni su 695 biposto o di provare le sue incredibili performance su strada.

Biasion-Siviero-SanRemo-LanciaDelta

“Una favola mondiale. Biasion–Siviero: 35 anni fa l’esordio” 29 Gennaio 2014

Mercoledì 29 Gennaio 2014 ore 21.00 al Museo dell’Automobile Bonfanti-Vimar “Una favola mondiale”, 35 anni fa l’esordio mio e di Tiziano.

Vi aspetto numerosi.

Miki

Di seguito il comunicato stampa.

Il Museo “Bonfanti-VIMAR”, in collaborazione con il “Circolo Veneto Automoto d’epoca – Giannino Marzotto”, il Team Bassano e Bassano Delta Club, organizza mercoledì 29 una serata aperta al pubblico dal titolo:
“UNA FAVOLA MONDIALE – BIASION – SIVIERO : 35 ANNI FA L’ESORDIO”.
Saranno presenti i piloti e condurrà il giornalista Roberto Cristiano Baggio, mentre faranno da suggestiva cornice anche alcune significative vetture.
La storia di Miki Biasion bi-campione mondiale rally 1988 e 89, insieme al suo navigatore, è stata raccontata anche all’interno della Enciclopedia del Motorismo, Mobilità ed Ingegno Veneto”, disponibile presso il Museo. Le imprese di Miki e Tiziano prenderanno però, tutt’altra interpretazione, espresse dalla loro viva voce, in un sicuro scambio di curiosità e battute che il pubblico solleciterà.
Quale sfumature troverà Miki per narrare il suo inizio quando sfogava la propria passione, correndo nei rally estemporanei organizzati di notte sulle strade del Monte Grappa con la Renault 5 della mamma, naturalmente a sua insaputa?
L’epilogo della Renault 5 è facile da immaginare, ma nessuno poteva ipotizzare la brillante carriera e i successi che Miki avrebbe realizzato con a fianco Tiziano. Il loro è stato un binomio vincente, una combinazione ideale tra bravura e amicizia.
Non sveliamo altro. Li aspettiamo, curiosi di sentire i loro mille ricordi conditi da altrettanti aneddoti frutto di tanti anni di gare insieme, come debuttanti e come campioni.
Gli ingredienti per una bella serata ci sono tutti: due campioni, tante auto da rally, e sicuramente tanti appassionati che vorranno festeggiare Biasion e Siviero. Due bassanesi famosi nel mondo, due miti per Bassano, capaci di portare in alto la bandiera dei rally e della loro città.
L’eco delle loro imprese non si è spento e dopo 35 anni dall’esordio, vogliamo festeggiare ancora i nostri campioni.

Biasion-Siviero-SanRemo-LanciaDeltaBiasion-Siviero-SanRemo-LanciaDeltaBiasion-Siviero-SanRemo-LanciaDelta

Miki-Biasion-Museo-Bonfanti

30° Rally Città di Bassano

Gran bel fine settimana trascorso a fare l’apripista nella mia gara di casa. Una grande occasione ed un immenso piacere poter nuovamente condividere l’abitacolo con Tiziano.
Abbiamo sentito il calore del pubblico sin dalla partenza a Bassano il venerdì sera, dove abbiamo fatto la passerella con la 037.
Sabato, su tutto il percorso, ad ogni curva, sembrava di essere tornati indietro nel tempo. Vedere la gente che si sbraccia e che continua a farti il tifo è un emozione indescrivibile. Grazie di cuore a tutti gli appassionati.
Appena il tempo di fermarsi e giovedì si riparte in gara al Rally Legend, questa volta con accanto Carlo Cassina.
Vi aspetto numerosi sulle prove.
ciao

Miki

IMG_2422 (Small)

I Finlandesi volanti

Brutti clienti… Sono pochi, abitano in un paese nel quale non si costruiscono automobili e che, pur celebre per i suoi architetti, non ha mai avuto grandi designers nel settore motoristico, ma nelle corse – tutte, non solo nei rally – riescono sempre ad essere grandissimi protagonisti.
Perchè i finlandesi vincano con tanta frequenza su strada e in pista, me lo sono chiesto tante volte e alla fine mi sono convinto che alla base dei loro continui successi ci sono molte componenti, diverse fra loro e tuttavia tutte importanti.
A cominciare dall’ambiente in cui crescono: il clima infatti rende molto difficile e per diversi mesi impossibile, praticare sport all’aperto e questo, in un certo senso, li obbliga a trovare alternative al calcio o al tennis.
E una è proprio guidare sulla neve e sul ghiaccio, acquisendo fin da piccoli una sensibilità particolare a dominare un’automobile anche dove il grip è limitatissimo.
E’ una dote preziosa che nel tempo ha permesso loro di seguire la naturale evoluzione che oramai da diversi anni permette ai migliori di loro di andare dannatamente forte anche sull’asfalto.
Anche perché, quando si ha un gran controllo del mezzo, non è poi tanto difficile imparare a seguire le traettorie ideali in modo di essere veloci anche dove la tenuta di strada è decisamente alta.
Ma credo che anche la loro voglia di vedere posti nuovi e misurarsi con gente diversa abbia una certa importanza.
Come tutti sono legatissimi alla loro terra dove prima o poi tornano definitivamente, ma non è un caso se per lunghi periodi, Hannu Mikkola, Markku Alen e gran parte degli altri flying finn che ho frequentato, facevano base in qualche località mediterranea e non era finta la loro sorpresa ogni volta che scoprivano paesaggi nuovi, fossero quelli della Costa Smeralda o di Madeira…
Correre in luoghi tanto affascinanti per loro era uno stimolo in più, un qualcosa che li portava istintivamente a dare ancora di più.
Anche la loro mentalità influisce, come influisce, penso, il fatto che per mesi e mesi in Finlandia a metà pomeriggio scatti il…coprifuoco.
Per noi, rintanarsi a casa alle cinque è inconcepibile anche nelle giornate più fredde, per loro è invece normale e avere meno occasioni di distrazioni fa sì che si concentrino maggiormente sui loro obiettivi.
Brutti clienti, sì. Ma fondamentali per far crescere la popolarità dei rally e anch’io, come tantissimi altri appassionati, da ragazzino andavo sulle strade del Sanremo per vedere in azione Ari Vatanen e gli altri.
Non importa se poi a vincere le prove era Tony Fassina, lo spettacolo lo facevano loro con la loro guida funambolica!

Miki
lancia_delta_1000laghi

Argentina 1986

Il Montecarlo con le sue prove storiche e le sue insidie altrettanto storiche o quello che era il 1000 Laghi con i suoi dossi e il suo fondo levigato e compatto? O l’Acropoli di una volta con i suoi sterrati dossestati e i suoi scenari mozzafiato?
Difficile scegliere, se però devo farlo, dico… Argentina.
E per svariati motivi: per la continua alternanza di tratti velocissimi e tratti estremamente guidati, per i guadi, ma anche per il calore del pubblico e per i rocordi che l’appuntamento sudamericano mi ha lasciato.
E’ stato in Argentina che, nell’86, sono riuscito a vincere il mio primo rally mondiale e, alla vigilia, anche se disponevo di una Delta S4, non era per niente scontato.
Per la concorrenza, al solito agguerrita, e soprattutto perchè, a differenza dei miei principali avversari, ero al mio debutto su quelle strade.
Vinsi la prima prova speciale e nessuno più riuscì a togliermi la leadership, anche se ci provarono davvero in tanti.
Strada facendo, uno dopo l’altro quasi tutti gli inseguitori si fecero da parte e dopo la penultima tappa solo Markku Alen era ancora in condizione di scalzarmi.
Ma aveva un minuto di ritardo e questo mi permise di affrontare l’ultima frazione preoccupandomi solo di gestire la situazione.
Su strade complessivamente simili a quelle che si trovavano nelle gare europee e tuttavia caratterizzate da rettifili interminabili nei quali si scaricava tutta la potenza dell’auto – e i cavalli, allora, erano davvero tanti – e da un numero impressionante di guadi a volte profondi anche mezzo metro e lunghi qualche decina di metri.
Una difficoltà in più, visto che per raggiungere la riva opposta si trattava di percorrerli in accelerazione!
A legarmi a quella gara, fu anche la bellezza di un Paese che mi ha conquistato subito anche ma non solo per la bontà della carne.
Oltre che per il calore di una popolazione composta in buona parte da emigrati italiani e in particolare veneti: aspettavano da troppo tempo un pilota italiano in grado di vincere e fin da subito fecero un tifo incredibile per me.
Più forte e coinvolgente di quello che ebbi altrove.
Ed io cercai di ripagare con diverse belle prestazioni, sia quando ci andai con la Lancia, sia quando lo feci con la Ford.
Un rimpianto, però, il Rally d’Argentina me lo ha lasciato.
C’era, a quei tempi, un trofeo in argento destinato a chi avesse vinto più edizioni cosecutive ed io, dopo essermi imposto nell’86 e nell’87, volevo fortemente conquistarlo.
Invece, nell’88, capitò che un problema tecnico mi fece perdere subito diverso tempo e che più tardi, quando mi battevo al massimo per recuperare sul compianto Jorge Recalde, arrivò da Torino l’ordine di conservare le posizioni.
Jorge era velocissimo soprattutto nella sua gara, ma mi sarebbe piaciuto provare fino alla fine ad acchiapparlo per quel trofeo al quale tenevo proprio tanto.

Miki
biasion_1988_argentina

Le grandi rivalità…

Nel mondo delle corse c’è una regola non scritta dalla quale non si può prescindere: l’avversario numero uno, quello che bisogna sempre e comunque cercare di battere, è il proprio compagno di squadra.
Ad imporla è il legittimo orgoglio di ogni pilota e, più ancora, la logica: insomma, è normaleche il primo obiettivo, in gara, è fare meglio di chi indossa la stessa divisa e dispone dello stesso materiale.
Le grandi rivalità sono la componente essenziale dello sport: Coppi e Bartali, Varzi e Nuvolari, Tomba e Girardelli, Munari e Waldegard….Sono il pane quotidiano per i giornalisti, sempre pronti ad usare una frase non necessariamente cattiva detta da uno per scatenare la reazione dell’altro e spesso, quasi sempre, anche una battuta scherzosa viene buona per dar fuoco alle polveri.
“Guarda un po’ se alla mia età doveva capitarmi fra i piedi un bambino capace di andare tanto forte….”, diceva Tony Fassina alla fine della prima tappa della Targa Florio, la mia prima gara con l’Ascona 400. Lui, pilota già affermato, fu il mio primo rivale.
Poi nel tempo altri hanno preso il suo posto. Da Franco Cunico, mio avversario nel Campionato Italiano dell’83, a Markku Alen che era il mio punto di riferimento quando approdai nel mondiale con la Lancia, a Juha Kankkunen che, al Montecarlo dell’87, diede l’opportunità alla stampa straniera che ignorava, o voleva ignorare, com’erano andate veramente le cose di montare un caso.
L’ultimo è stato François Delecour. E non tanto per le sue doti velocistiche quanto per un insieme di cose, per il fatto che lui fosse già in squadra quando io venni ingaggiato dalla Ford e anche perchè Catherine Francois, la sua copilota, era la compagna di Phil Dunabin che era il responsabile tecnico. Ma soprattutto perchè lui ci teneva parecchio ad essere il mio rivale.
Il francese era fatto in un certo modoe certe sue sparate, più che innervosirmi, mi divertivano. Lui mi chiamava “spaghetti” ed io lo lasciavo dire, lui mi combnava qualche scherzo nel corso delle ricognizioni e io….reagivo.
Come una volta che dopo aver perso mezza giornata per trovare un pezzo che aveva nascosto, riempii di gorgonzola il filtro antiparticolato della sua auto stradale sapendo che, allergico al formaggio, non avrebbe gradito!
Si scherzava, allora, ma tutto finiva con una bella risata.
Solo una cosa mi rifiutavo di fare: salire sul furgone della squadra se al volante c’era lui: nel traffico guidava come un pazzo, apparentemente senza curarsi degli altri, e la faccenda proprio non la sopportavo.
Eh gia, anche in quello eravamo molto diversi…

Miki
juhakankkunen_markualen_mikibiasion

Lancia Delta, la mia fidanzata…

Ci eravamo incontrati nell’85 quando, molto sofisticata, aveva reazioni brutali e abbiamo continuato a frequentarci quando i nuovi regolamenti l’hanno costretta ad addolcirsi. Siamo stati insieme fino al ’91 e sono stati anni intensi e bellissimi…
Non ci separavamo quasi mai: quando, fra un rally e l’altro, i miei compagni di squadra staccavano la spina e si prendevano qualche giorno di vacanza, io attaccavo con i test.
Dieci, dodici ore al giorno ad andare avanti e indietro su una base di qualche chilometro a collaudare questo e quello, a verificare se le modifiche studiate a tavolino dai tecnici dell’Abarth erano efficaci. A inventarci qualcosa per renderla più veloce, più competitiva.
In tutto., più di trecento giorni all’anno per sette stagioni, abbastanza per poter dire che nella mia vita ho passato più tempo a guidare una Delta che a fare altre cose…
Finita la parentesi con la S4 che rappresentava l’esaltazione del rischio e del coraggio, è arrivata la 4WD. All’Elba in un giorno d’autunno dell’86, il nostro primo contatto, i primi approcci.
Niente di veramente esaltante, e non solo perchè si ruppe subito una testina dello sterzo e me la misi in testa. Dai cinquecento cavalli della versione Gruppo B, la potenza era scesa a duecentocinquanta, duecentosessanta e la sensazione era frustrante.
Non bastava più pigiare sull’acceleratore per bruciare i rettilinei in un attimo e anch’io, come tutti, dovetti cambiare il modo di pilotare. Con meno cavalleria sotto il cofano, era fondamentale lasciare scorrere l’auto per non arrancare fra una curva e l’altra.
Non fu facile, ma ci riuscii. E adesso posso dire di essere orgoglioso di aver contribuito, lavorando a stretto contatto con gli ingegneri Lombardi, Limone e Ferrero, a rilanciare un modello che di fatto era ormai fuori mercato.
Anni esaltanti, quelli. Si correva e si vinceva e intanto si continuava a studiare e collaudare soluzioni che ci permettessero di restare al vertice sfidando squadre che avevano budget sempre più importanti.
Passo dopo passo, le prestazioni crescevano e cresceva il piacere di guidare: la Delta era sempre più competitiva e spettacolare su tutti i fondi.
Con l’ultima versione dell’Integrale 16 valvole senza la flangia a limitare l’immissione dell’aria, quella in livrea rossa che usai al Sanremo dell’89, si avevano a disposizione trecenottanta, trecentonovanta cavalli e si andava di traverso anche sull’asfalto.
Limando qua e là, plasmandola, tutti inisieme l’avevamo trasformata in una vera auto da corsa, l’unica macchina italiana capace di vincere per ben tre volte consecutive il Rally Safari in Kenia.

Miki
biasion_1989_acropolis